Quanto inquina quello che mangiamo?

Mag 20, 2021 | Nutrizione, Salute e benessere

Un quarto dei gas serra prodotti ogni anno dagli esseri umani è causato dal sistema alimentare.

In questo articolo imparerai a comprendere quanto inquina quello che mangiamo e come ridurre l’impatto ambientale dei tuoi pasti.

Le modalità attraverso cui il cibo inquina

Esistono diverse modalità principali attraverso cui la produzione di cibo contribuisce al riscaldamento globale.

  • La prima è rappresentata dalla deforestazione e dai disboscamenti per la creazione di fattorie e spazio per il bestiame, con il conseguente rilascio nell’atmosfera di enormi quantità di carbonio;

  • la seconda modalità è costituita dal metano rilasciato dagli animali come mucche, pecore e capre durante la digestione e quello emesso dal letame e dalle risaie;
  • non dimentichiamo, infine, l’utilizzo di combustibili fossili per il funzionamento di macchinari agricoli, per la produzione di fertilizzanti e per la distribuzione del cibo.

LA CARNE:
quanto inquina quello che mangiamo?

Il bestiame è responsabile del 14,5% dei gas serra generati ogni anno.
La carne di manzo e quella di agnello hanno un maggior impatto ambientale rispetto al pollame che, invece, ha sull’ambiente un impatto relativamente ridotto.

Il manzo e l’agnello risultano inquinanti anche perché lo stomaco di mucche e pecore contiene batteri che, per aiutarle a digerire gli alimenti, producono metano, un potente gas serra. Tuttavia, la modalità in cui il bestiame viene allevato può fare la differenza, ad esempio utilizzando per l’allevamento appezzamenti di terreno che già esistenti e non ricorrendo alla deforestazione o disboscamento di intere aree.

Mucche con prato e monte Fuji sullo sfondo

IL PESCE:
quanto inquina quello che mangiamo?

Molti pesci selvatici come tonno, acciughe, merluzzo e sardine hanno un impatto ambientale relativamente ridotto, nonostante risultino comunque inquinanti a causa del carburante bruciato dai pescherecci.
Inoltre, anche i molluschi, come vongole, ostriche e capesante presentano basse emissioni di carbonio, mentre l’aragosta e i gamberetti selvatici possono avere invece un impatto maggiore, poiché pescarli richiede carburante extra per i pescherecci.

Una possibile soluzione ecologica per abbattere l’impatto del pesce sul pianeta è rappresentata dall’acquacoltura, ovvero l’allevamento di pesci, molluschi, crostacei e alghe.

Latte, latticini e l’inquinamento del nostro Pianeta

Pensando a quando inquina quello che mangiamo, non bisogna trascurare l’impatto di latte e latticini.
Sebbene il latte, lo yogurt, la ricotta e la crema di formaggio abbiano un’impronta climatica minore rispetto a carne e uova, altri tipi di formaggio come il cheddar o la mozzarella, possono inquinare molto di più, dal momento che generalmente vengono utilizzati circa 4,5 chili di latte per produrre meno di mezzo chilo di formaggio.

Il latte di soia tende ad avere un impatto piuttosto basso, a patto che la soia sia coltivata in modo ecosostenibile.

I consigli per una spesa ecosostenibile

Ora che hai compreso quanto inquina quello che mangiamo, puoi migliorare il tuo stile di vita per aiutare il pianeta in diversi modi.

Per ciò che concerne la scelta della dieta, il veganesimo risulta la scelta migliore a livello di impatto ambientale, tuttavia ci sono altre opzioni. Ad esempio, iniziare mangiando meno carne e latticini e più alimenti ricchi di proteine vegetali come fagioli, legumi, noci e cereali può rappresentare un’alternativa valida. Generalmente, i prodotti a base vegetale sono quelli col minor impatto in assoluto. L’ideale sarebbe non eccedere con il consumo di carne rossa, concedendosela non più di una volta alla settimana.

Risulta altrettanto importante scegliere alimenti di stagione e a chilometro zero, poiché alcune tipologie di frutta e verdura che vengono spediti in aereo possono avere un’impronta di carbonio altissima.

Infine, per produrre meno emissioni, ridurre al minimo gli sprechi risulta essenziale. Per rendere più semplice questo compito, può essere utile programmare i pasti della settimana in modo da pianificare la spesa di conseguenza e surgelare gli alimenti per evitare che vadano a male.

Oltre a seguire queste linee guida, è comunque consigliata una consulenza nutrizionale con un Biologo Nutrizionista che possa aiutarti nell’elaborazione di un piano alimentare personalizzato e adeguato alle tue necessità.

Assistente di studio, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche.

Dottoressa Erica Polidori

Scienze e Tecniche Psicologiche

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