Laureata in Biologia Sanitaria e in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica con lode accademica, si specializza con un master universitario in Nutrizione Clinica e Preventiva. Acquisisce l’abilitazione professionale con l’Esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi.
Ottobre 05, 2022

Dieta low fodmap

Ott 5, 2022 | Alimentazione, Nutrizione

La dieta low fodmap è un regime dietetico che si basa sull’esclusione principalmente di carboidrati che vengono indicati nell’acronimo FODMAP. Infatti la sigla sta per “fermentabili”, “Oligosaccaridi”, “Di e Mono-saccaridi” e “Polioli”, tutte sostanze che rientrano nella categoria dei carboidrati.

Viene solitamente indicata quando il paziente soffre di patologie gastrointestinali come ad esempio la sindrome del colon irritabile ma anche malattie come il Morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa.

In questi ultimi due casi, sembra che la dieta low fodmap possa aiutare nel contrastare il forte stato infiammatorio che è alla base delle patologie.

Sostanze che fermentano (da evitare)

Le sostanze contenute in alimenti da evitare, quindi che fermentano sono:

  • Fruttani: oligosaccaridi contenuti soprattutto nella cicoria, nel topinambur, nel frumento, nella cipolla, nell’aglio e nei carciofi. La loro digestione e assimilazione da parte del nostro organismo risulta essere un po’ più complessa proprio perché ci mancano gli enzimi per poter operare la loro scissione e quindi assimilarli.
  • Galattani: oligosaccaridi contenuti particolarmente nei legumi. Anche questi non sono digeriti e fermentano nell’intestino.
  • Lattosio: è il carboidrato più abbondante nel latte. Si tratta di un disaccaride composto da glucosio e galattosio. La nostra capacità di digerire il lattosio dipende dalla presenza dell’enzima lattasi, la quale è massima nei primi anni di vita ma fisiologicamente tende poi a ridursi nel tempo. La digestione del lattosio può essere difficile in alcuni casi e questo può dipendere da vari motivi, genetici ad esempio o per disturbi intestinali. In caso di mancanza dell’enzima, il lattosio non digerito passa nell’intestino crasso, dove viene fermentato dai batteri e provoca gas.
  • Fruttosio: è un monosaccaride ed è lo zucchero presente prevalentemente nella frutta. Essendo un monosaccaride, cioè la molecola più semplice, non richiede enzimi per la sua digestione. Il problema è legato più che altro alla limitata capacità di assorbimento intestinale negli esseri umani. Alcuni alimenti contengono un quantitativo veramente alto di fruttosio e questo rende complessa la digestione. Alimenti che lo contengono in quantità elevate sono i succhi di frutta o alcuni frutti come il mango, i fichi oppure nel miele.
  • Polioli: nel caso dei polioli, i problemi legati all’assorbimento sono molto simili a quelli per il fruttosio. I polioli sono presenti in funghi, cavolfiore, mele, pere, avocado, e nella maggior parte dei prodotti con la dicitura “senza zucchero”, visto il loro forte potere dolcificante.

Le tre fasi dell’intervento dietetico

L’intervento dietetico prevede tre fasi che si susseguono l’una all’altra.

  1. La prima fase è l’eliminazione che consiste nell’esclusione totale degli alimenti che possono fermentare. Lo scopo è di inibire quelle risposte di difesa messe in atto dal nostro organismo nei confronti di questi alimenti. Tali risposte, in realtà, sono indotte proprio dal continuo ed eccessivo consumo di tali alimenti. Questa fase può variare come tempistica dalle quattro alle sei settimane.
  2. La seconda fase è la fase dell’inserimento ovvero vengono reinseriti alcuni alimenti prima vietati. Questa fase rappresenta la fase più delicata perché l’inserimento degli alimenti deve avvenire nella maniera corretta, altrimenti potremmo riavere di nuovo una ricaduta. La reintroduzione ben studiata di alcuni alimenti permette di ristabilire la tolleranza perduta all’alimento. In questa fase può essere molto utile stilare un diario alimentare ovvero annotare giornalmente quali alimenti vengono assunti e se si verificano sintomatologie. In questo modo viene monitorata la situazione costantemente. È consigliato inoltre reinserire gli alimenti contenenti un solo fodmap per volta e a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro.
  3. L’ultima fase invece è la “personalizzazione” che consiste semplicemente nello stabilire le abitudini alimentari che il paziente dovrà mantenere. Infatti grazie alle precedenti fasi in cui si sono identificati i cibi che potevano dare una sintomatologia come distensione, gonfiore, meteorismo, diarrea e/o stipsi e grazie anche alla scoperta di tutti quegli alimenti che invece possono essere consumati quotidianamente sia in termini di frequenza che di quantità, è possibile costruire nuovamente una dieta educando però, questa volta, la persona a scegliere autonomamente i cibi.

Dieta low fodmap e microbiota

Il microbiota intestinale, ovvero la comunità batterica che abita il nostro sistema gastrointestinale, risente fortemente della dieta low fodmap. Questo è dovuto soprattutto alla fase di eliminazione della dieta, cioè quando andiamo a togliere tutti quegli alimenti contenenti soprattutto fruttani e galattani, di cui solitamente si nutre il nostro ecosistema batterico.

Queste sostanze infatti hanno l’azione di prebiotico sui nostri batteri: non vengono subito digeriti e assimilati dal nostro intestino ma arrivano intatti a livello del colon dove poi vengono fermentati dai nostri batteri producendo acidi grassi a catena corta. Questi ultimi, a loro volta, sono fonte di nutrimento per i batteri stessi.

Il ridotto apporto di fruttani e galattani può avere un impatto negativo sul microbiota intestinale, alterandone la composizione e gli equilibri in maniera rilevante. Per questo motivo vengono spesso assunti i probiotici durante la dieta low fodmap. I probiotici vengono venduti in farmacia come integratori o farmaci da banco, per i quali non è necessaria la prescrizione.

Tempi, modalità e tipologia di assunzione del probiotico però è bene che vengano consigliati sempre dal medico o dal biologo nutrizionista in quanto nel mercato odierno circolano diverse tipologie di probiotici quindi risulta fondamentale seguire le indicazioni dei professionisti, più esperti nel campo, per ottenere i giusti benefici.

    Laureata in Biologia Sanitaria e in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica con lode accademica, si specializza con un master universitario in Nutrizione Clinica e Preventiva. Acquisisce l’abilitazione professionale con l’Esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi.