Dott.ssa Alessandra Maier
Psicologa dello sviluppo e dei processi educativi, mi occupo di benessere e supporto psicologico rivolto a bambini, adolescenti e adulti.
Aprile 22, 2022

Quando e come devo sgridare mio figlio?

Apr 22, 2022 | Pediatria, Psicologia

Spesso molti genitori mi pongono questa domanda, chiedendomi “quando e come devo sgridare mio figlio?
L’idea di base è quella che il bambino/adolescente capisca di aver sbagliato e si faccia carico di responsabilità.

Se dovessimo riassumere tutto in una sola frase, allora sarebbe: non urlare, non picchiare il bambino e chiudi il rimprovero con un momento di pace. Un sorriso, una carezza. Guardarlo dritto negli occhi alla sua altezza e chiedi conferma che abbia capito il senso del rimprovero

Vediamo ora tutti i punti nel dettaglio.

La durata

Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione quando rimproveriamo un bambino, primo tra tutti la durata del rimprovero, infatti questo deve essere molto breve, poiché i tempi di attenzione di un bambino sono estremamente ridotti.

Un rimprovero troppo lungo porterebbe il bambino a smettere di ascoltarci e non riuscire a registrare le informazioni nel modo corretto. Il rimprovero non deve essere quindi una ramanzina di mezz’ora, ma sarebbe ottimale durasse pochi minuti.

Il tono di voce: non si urla e non si mena

Il tono di voce con cui va fatto un richiamo non deve essere alto, non urlare; non ha alcun senso urlare con un bambino se non portarlo ad apprendere e ad imitare quel comportamento come modus operandi quando sarà arrabbiato, o peggio a spaventarlo, il che lo porterebbe comunque a non riuscire ad ascoltarci.

Per quanto sia difficile, la comunicazione deve essere fatta con un tono di voce basso, pacato e fermo. Non serve aggiungere altro, per cui le mani non devono essere alzate. La violenza non è per nessun motivo funzionale e instaura nel bambino l’idea che per gestire un conflitto essa sia necessaria.

Resta nel presente

È inoltre importante contestualizzare il rimprovero al momento e alla situazione specifica, senza rinfacciare al bambino altri errori o comportamenti sbagliati in precedenza.

Frasi tipo “quando arriva il papà vedi… Appena arriviamo a casa mi senti…” non sono molto funzionali. La memoria di un bambino infatti è circoscritta al presente, e fa molta fatica ad associare la sgridata a circostanze pregresse, soprattutto con bambini molto piccoli.

Come farsi ascoltare

Infine, ultimo ma non ultimo per importanza, quando vogliamo davvero farci ascoltare da un bambino è importante mettersi alla sua altezza, guardarlo negli occhi ed avere un contatto fisico con lui, prendendogli le mani o mettendogli una mano sulla spalla.

Questo gli permette di mantenere l’attenzione focalizzata su di noi e non perdersi in pensieri intrusivi. Per essere sicuri che ci abbia sentiti, possiamo chiedergli di ripeterci quello che abbiamo detto con le sue parole, in modo da capire cosa gli sia arrivato.

Fare la pace

È importante chiudere il rimprovero con un momento di pace, che possa essere dato da un sorriso, una parola d’affetto o un abbraccio. Il rimprovero deve essere costruttivo e improntato sulla comprensione reciproca, non uno strumento che crea tensione e astio tra genitore e figlio.

Chiedetevi in che modo avreste voluto che i vostri genitori vi spiegassero i vostri errori e come avreste voluto che gestissero i rimproveri, questo vi aiuterà ad entrare sempre più in empatia con il vostro bambino, proprio perché torniamo ad ascoltare il bambino che è presente in ognuno di noi.

Psicologa dello sviluppo e dei processi educativi, mi occupo di benessere e supporto psicologico rivolto a bambini, adolescenti e adulti.