Laureata in Biologia Sanitaria e in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica con lode accademica, si specializza con un master universitario in Nutrizione Clinica e Preventiva. Acquisisce l’abilitazione professionale con l’Esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi.
Gennaio 14, 2022

Sindrome post Covid e alimentazione

Gen 14, 2022 | Nutrizione, Salute e benessere

Sindrome post Covid, una patologia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficializzato l’esistenza della Sindrome Post-COVID, o Long COVID, una situazione clinica che compare, una volta superata la fase acuta della malattia, in una significativa percentuale di pazienti. Essa si manifesta in individui che hanno contratto l’infezione da COVID-19, di solito a 3 mesi di distanza dall’inizio della malattia, con sintomi che durano per almeno 2 mesi e che non possono essere spiegati da una diagnosi alternativa.

Ad oggi, si sanno poche cose su questa patologia, sui suoi esiti e sui possibili trattamenti. L’alimentazione è sicuramente tra gli interventi che possono essere utilizzati per migliorare e contrastare i suoi sintomi.

Sindrome post Covid, nascita e affermazione

A inizio 2020, si pensava che l’infezione da COVID-19 fosse una malattia con un decorso acuto, che una volta passata non avrebbe lasciato segni. Nei mesi successivi, sono però iniziati ad emergere i cosiddetti “sintomi post COVID”, ai quali, in un primo momento, era stato dato poco peso: venivano visti come una sorta di autoconvinzione, dovuta all’ansia e alla paura.

Ben presto si è presa coscienza del fatto che la malattia da COVID, una volta passata, poteva effettivamente lasciare strascichi, e si è iniziata a configurare l’idea di una Sindrome post-COVID.

    I sintomi della sindrome post Covid

    Molti ricercatori hanno incominciato a studiare e a descrivere questa sindrome e dagli studi è emerso un aspetto peculiare: può colpire anche persone asintomatiche o che hanno avuto una sintomatologia leggera.

    I sintomi del Long COVID colpiscono diversi organi, si manifestano anche a distanza di mesi dalla malattia e possono permanere a lungo.  Attualmente non è chiaro quando inizia questa sindrome, nelle forme asintomatiche probabilmente 3 settimane dopo la guarigione e si estende per almeno 12 settimane. I pazienti sintomatici hanno spesso una persistenza dei sintomi del COVID, con possibile insorgenza di nuovi sintomi.

    I sintomi che colpiscono il sistema nervoso centrale sono diversi: perdita di gusto e olfatto (che si manifestano già durante il COVID), la cosiddetta “brain fog” (nebbia cerebrale), fatica a concentrarsi, vuoti di memoria, deterioramento cognitivo, angoscia, ansia e depressione

    Possono manifestarsi sintomi respiratori, ma anche legati all’apparato gastrointestinale, come la disbiosi. Altri organi colpiti dalla sindrome post COVID sono i reni, il fegato, il pancreas e il cuore.

    Abbiamo quindi capito che le manifestazioni cliniche possono essere diverse da individuo a individuo, con conseguenze anche molto serie.

    Chi colpisce

    Dagli studi condotti finora è emerso che la sindrome post-COVID colpisce tutte le fasce di età e persiste almeno 10-14 settimane.

    In particolare, interessa il 58,2% dei pazienti che hanno avuto una grave polmonite, il 36,6% di coloro che hanno avuto una leggera polmonite e il 37% di pazienti che non hanno avuto polmonite.

    I soggetti maggiormente predisposi sono quelli che durante l’infezione da COVID hanno avuto bisogno di ventilazione o di terapia intensiva e chi ha avuto problematiche renali. La gravità della sindrome è correlata alla gravità della precedente infezione.

    L’alimentazione post Covid

    Il COVID ha un grande impatto sull’equilibrio nutrizionale: può verificarsi un’importante perdita di peso, sarcopenia, disturbi gastrointestinali e disbiosi.

    Come abbiamo visto, i sintomi del Long COVID sono molto soggettivi. Per questo motivo non esiste una strategia nutrizionale unica, ma va rivalutata l’alimentazione in base al quadro clinico del paziente.

    La sindrome post-COVID è sempre accompagnata da uno stato infiammatorio, pertanto, l’adozione di un approccio nutrizionale in grado di contrastare l’infiammazione è di fondamentale importanza. Un’alimentazione antiinfiammatoria è ricca di vitamine e antiossidanti, per cui può essere valutata anche un’integrazione (es: vitamina C e D).

    Questa sindrome può causare un’alterazione del microbiota, con conseguente disbiosi intestinale. In questo caso si dovrà intervenire con un’alimentazione ricca di alimenti ad azione prebiotica e probiotica, ed eventualmente con specifici integratori in grado di ristabilire la barriera intestinale, (es: probiotici, butirrati, glutammina e berberina).

    In molti pazienti, la sindrome post-COVID è accompagnata da una consistente perdita di peso, in particolare di massa muscolare. In questi casi si agisce con un’alimentazione mirata alla ricostruzione del muscolo, attraverso una dieta personalizzata con la giusta proporzione tra proteine, carboidrati e lipidi.

    Il ruolo del biologo nutrizionista appare quindi molto importante, essendo l’alimentazione una strategia a tutti gli effetti in grado di migliorare la sintomatologia del paziente.

    Laureata in Biologia Sanitaria e in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica con lode accademica, si specializza con un master universitario in Nutrizione Clinica e Preventiva. Acquisisce l’abilitazione professionale con l’Esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi.